Monkey

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Monkey è il capriolo arrivato al Centro nell’estate del 2024, sopravvissuto probabilmente ad una falciatrice. Dolce e ficcanaso, non gli sfugge nulla. Soprattutto se si tratta di cibo.

Il capriolo è diffuso sia in boschi aperti – in cui il sottobosco è fitto – e inframmezzati da radure e zone cespugliose, sia in pianura, compresa quella coltivata, anche con metodi intensivi, purché trovi boscaglie in cui rifugiarsi. Si trova comunque anche in collina, in montagna e nelle zone umide. Sulle Alpi lo si può osservare durante l’estate nei pascoli fino a 2400 m s.l.m., mentre in inverno tende a scendere progressivamente di quota con l’aumentare dello spessore della neve. Nei siti più favorevoli riesce a svernare anche oltre i 2000 m s.l.m. sfruttando le zone dove la neve viene erosa dal vento o dalle valanghe, tuttavia in caso di grandi nevicate accusa maggiori difficoltà rispetto agli altri selvatici. Pascola tranquillamente anche a temperature inferiori ai -20 °C.

Nel 2010 in Europa si contavano 15 milioni di capi adulti non italicus, di cui in Italia almeno 460 000, in aumento e in espansione. Per la sottospecie italicus dell’Appennino centro-meridionale si stimano meno di 10 000 esemplari.

Habitat
È diffuso in gran parte dell’Europa continentale e in Gran Bretagna, mentre è assente in Irlanda e nelle isole del Mediterraneo. In Italia si trova sulle Alpi e sugli Appennini.
Dieta
Mangia diverse volte al giorno (dalle 8 alle 12), in estate si nutre anche di notte. L’alimentazione consiste in erbe diverse, corteccia, foglie, germogli di latifoglie, conifere e frutti.
Minacce
Si era fortemente rarefatto in Italia nel secolo XX a causa della caccia eccessiva e della forte deforestazione della pianura, collina e montagna permessa dalla prima legge forestale italiana (L. n. 3917/1877)[4][5]. A cominciare dagli ultimi decenni del secolo la specie ha ricolonizzato spontaneamente le Alpi e gli Appennini settentrionali, mentre negli Appennini centrali e meridionali si è diffusa grazie a numerose reintroduzioni in parchi, riserve e foreste demaniali.
Curiosità
In passato il capriolo veniva considerato un animale solitario, sebbene oggi si sappia che ha un comportamento sociale complesso e articolato. Infatti, mentre i maschi conducono per gran parte dell’anno un’esistenza solitaria (anche perché già alla fine dell’inverno tra di loro iniziano le dispute territoriali), le femmine spesso vivono riunite in branchi, composti da 3-7 individui, diretti da una femmina dominante. In tali branchi le gerarchie e i rapporti sociali sono ben definiti e strutturati.

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